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Ci sono figure che, pur avendo vissuto pochi anni, lasciano una scia luminosa che attraversa il tèmpo.
Una di queste figure è Egidio Bullèsi, giovane marìnaio istriano che amava ripètere: “La mia vita segue una Stella”.
E per lui, quelle stelle erano due: il Vangelo e Maria, Madre di Gesù.
Egidio nasce a Pola, nel millenovecentocinque.
Vivrà i disagi della Prima guèrra mondiale.
A tredici ànni Inizia a lavorare nel cantiere navale di Pòla.
Studia, cresce.
E soprattutto porta Gesù nel cantiere.
Èntra nell’azione Cattolica, si Iscrive al Terz’ordine francescano, nella San Vincènzo. Organizza grùppi di giovani. Fonda gli scout cattolici a Pòla.
Durante il servizio militare nella Marina, presta servizio su una corazzata insieme a milletrecento marinài, per i quali organizza incontri di preghiera.
Egidio infine si ammala di tubercolosi.
Non si lamenta.
Insegna ad accettare re il dolore.
Sorride.
Dice: “Se vivo, Gesù è la mia felicità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù”.
Offre la sua vita per la Chiesa, per le missioni, per i giovani.
Muore il venticinque aprile millenovecento ventinove, a ventitré anni e mezzo. È dichiarato “venerabile” dalla Chiesa, il primo passo verso la santità.
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